Marta Nowicka

Marta Nowicka, interior designer, trasforma vecchi magazzini e uffici in abitazioni straordinarie

 

Marta Nowicka, interior designer londinese, sostiene di amarle tutte allo stesso modo, come se fossero una famiglia. E dato che l’idea di separarsi dalle sue creazioni è troppo dolorosa, ha optato per una soluzione più soft: affittarle per periodi brevi e lunghi. Così è nata DOM stay & live, un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza abitativa unica in Gran Bretagna, e non solo.
Le sue abitazioni hanno una cifra stilistica inconfondibile e ognuna di esse ha una storia da raccontare: quella che lei definisce “una narrativa della proprietà”.
Londinese, figlia d’arte di due genitori con origini polacche, ha una passione smisurata per i vecchi edifici: stazioni di ambulanze abbandonate, magazzini ormai dismessi, ex-uffici e garages. Non importa quanto siano malridotti: con una sorta di magia, che si ripete sempre uguale e al tempo stesso diversa, riesce a trasformarli in abitazioni straordinarie, restituendo loro una seconda vita. Un esempio? Si chiama The Gouse, ed in origine era un garage in un quartiere, oggi alla moda come Dalston. Oggi è una bellissima casa di tre piani, pubblicata sulle riviste più prestigiose.
Impossibile resistere al fascino delle sue abitazioni, la cui essenziale linearità non pregiudica la capacità di accogliere e di mettere a proprio agio chi vi soggiorna.
Oggi le sue case sono molto richieste. Accanto a lei, in questa avventura, c’è Voytek, il suo compagno e fotografo di professione: sono sue le immagini che riescono a restituire la potenza visiva delle opere di Marta. “Abbiamo iniziato una collaborazione creativa che ci ha permesso di celebrare la fusione dei nostri rispettivi talenti e passioni”, spiega lei con semplicità.
Li abbiamo incontrati in un bellissimo palazzo settecentesco ad Azzate, vicino Milano, il progetto a cui stanno lavorando.

 

A volte le storie belle cominciano un po’ per caso. Anche la storia di DOM stay & live è iniziata così?

Era il 2005 quando ho iniziato a trasformare vecchie proprietà commerciali in case. A un certo punto mi sono resa conto di aver creato un business importante, ma mancava ancora nome, un’identità. L’ispirazione mi è venuta dopo un viaggio a Varsavia. Io e Voytek eravamo ospiti delle meravigliose Autor Rooms e sono stata conquistata dalla personalità che gli architetti avevano loro conferito. Così ho scelto il nome DOM, che significa casa in polacco. Negli anni DOM stay & live si è arricchito di altre residenze, tutte selezionatissime, di amici e colleghi designer.

 

Una delle tue creazioni più conosciute si chiama The Gouse, una sintesi tra garage e house. Hai trasformato un piccolo spazio in una casa straordinaria di 3 piani, senza modificare l’impatto dell’edificio sulla strada e studiando soluzioni che combinassero il design con il DNA dell’edificio. Come sei riuscita a immaginare il risultato finale?

The Gouse è stata una grande sfida. Le dimensioni iniziali del garage erano di 4,5 metri per 9 metri: un luogo davvero molto piccolo, nascosto come un parco giochi per bambini tra gli alberi e i cespugli. C’era bisogno di creare spazio e l’ho ottenuto scavando un enorme scantinato.
Poi ho lavorato sulle luci, che dalle scale massimizzano l’illuminazione verso il seminterrato. Altrettanto importanti sono stati gli spazi aperti del balcone e le enormi finestre che si affacciano sul verde. Estendendo il muro del giardino e nascondendo le porte nel muro, la casa si è integrata perfettamente nella strada circostante e le tegole di cedro che rivestono il primo piano assomigliano alle cortecce di albero che ci si aspetterebbe di trovare in un giardino.
Del resto le mie creazioni risentono sempre della specificità del luogo originario.

 

Quanto la tua architettura si ispira all’arte contemporanea?

L’arte contemporanea è una grande fonte d’ispirazione per me: in particolare artisti del paesaggio come Robert Smithson, Richard Wilson e James Turrell, insieme a modernisti come Barbara Hepworth

 

Come scegli le strutture da convertire?

Ho una passione per gli edifici commerciali in rovina, gli edifici obsoleti. Quando vedo un vecchio magazzino o un ufficio abbandonato che hanno bisogno di una riprogettazione totale mi innamoro letteralmente. Il fatto che ci sia così tanto potenziale da esprimere, che sia possibile prendere un edificio dal passato e trasformarlo in una casa è una sfida avvincente: si recupera uno spazio, si creano nuove case dove non ce n’erano, si preserva il paesaggio, ma al tempo stesso si crea qualcosa di moderno.

 

Quale è la combinazione ideale per armonizzare spazi, linee e materiali?

La fusione di forme ed elementi è molto importante nel mio design: mi piace massimizzare lo spazio, usare linee nitide, esaltare la funzionalità e godermi l’imprevisto, come l’odore delle tegole di cedro al The Gouse (quando apri le porte, si sprigiona il profumo del legno). Alcune di queste idee provengono da ricordi d’infanzia: io cerco di ricreare uno stato d’animo o di catturare un’atmosfera che è profondamente radicata nell’inconscio e che ho bisogno di esprimere in qualche modo.

 

Cosa trasforma un luogo in un una casa?

Casa è dove ti senti bene, un luogo a cui senti di appartenere e dove puoi rilassarti. Le proporzioni sono fondamentali, le dimensioni e l’ergonomia dello spazio devono essere perfetti. La cucina è, a mio avviso, il centro e il cuore di ogni casa. Quindi, una volta che hai la definizione spaziale della cucina e hai deciso il piano in cui collocarla, tutto il resto va a posto da solo. Amo le linee nette e pulite, ma cerco di aggiungere il calore e un tocco di seduzione con trame contrastanti, mescolando materiali, forme e alternando il vecchio con il nuovo.

 

Quanto, secondo te, una casa è in grado di influenzare l’umore di chi la abita?

Moltissimo: uno spazio può farti provare una gamma infinita di sensazioni, sia positive che negative. Quindi il nostro ambiente è un po’ la chiave di come ci sentiamo mentre rispondiamo alle sue sollecitazioni. Le case sono qualcosa di molto personale ed è importante quindi sapere cosa ci piace davvero.

 

Esiste una delle tue creazioni a cui è più affezionata. E perché?

Sono molto affezionata a tutte le case che ho progettato e ho vissuto in molte di esse. Sono molto legata all’ex stazione di ambulanza di St John, East Sussex. Dal punto di vista architettonico è davvero rigorosa, con un enorme living che ruota attorno a una stufa a legna. Le pareti rivestite in legno e le camere da letto, di dimensioni più piccole, rendono questa casa davvero accogliente e confortevole. E poi c’è una vista senza tempo sulle mura e sugli edifici storici.

 

 

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