Food Bag Foundation

Una Fondazione, che ha il cuore, e la mente, divise tra il Marocco e il Regno Unito.

Il volto della En Shalla è quello sorridente di alcune delle donne che vedete ritratte in queste pagine. Con i loro vestiti coloratissimi, sono pronte a mettersi in posa davanti all’obiettivo,
mostrando con orgoglio le borse che hanno realizzato, con impegno e creatività. Ad aiutarle, nel loro percorso di crescita, è una Fondazione, che ha il cuore, e la mente, divise tra il Marocco e il Regno Unito. A dare vita a questo progetto solidale è Maryam, una donna nata e cresciuta a Casablanca, che insieme al marito Daren, londinese, ha dato vita alla sua avventura imprenditoriale. Una sfida di respiro cosmopolita, che l’ha portata a girare il mondo, e poi tornare nel suo paese di origine. E da questo attaccamento alla sua terra, e allo splendido popolo che la abita, quattro anni fa, è nata Food Bag Foundation. Il progetto ha un cuore ecologico e al tempo stesso solidaristico. In cosa consiste? Nel restituire una seconda vita ai sacchi che in Marocco vengono utilizzati per conservare gli alimenti. Trasformarli in qualcosa di nuovo, di accattivante, che possa essere riutilizzato come variopinte e decorate shopper, accessori di moda. A realizzare queste borse, sono le donne di Marrakesh. E a un certo punto Maryam ha avvertito l’esigenza di fare qualcosa di concreto per queste instancabili lavoratrici, contribuendo alla loro formazione.

 

La Fondazione è nata da una presa di consapevolezza?

Mi sono resa conto che le donne avevano bisogno di istruirsi. Dovevano imparare a leggere, a scrivere e a contare: un requisito fondamentale per migliorare le loro vite.
Volevo che trasmettessero queste conoscenze ai loro figli e che al tempo stesso imparassero a pensare di più a se stesse.

Da dove è partita l’idea di utilizzare i sacchi utilizzati per trasportare gli alimenti e come riuscite a trovarli?

Mi sono accorta che nei dintorni di Marrakesh c’erano moltissime borse di plastica abbandonate e non era certo un bello spettacolo da vedere! Ho intuito che avevano un potenziale che poteva essere sviluppato. Queste borse sono infatti costituite da una griglia su cui noi lavoriamo,
intrecciando e sovrapponendo fili colorati: così riusciamo a creare dei disegni molto semplici e al tempo stesso divertenti. Adesso le recuperiamo acquistandole direttamente nei mercati. E così riusciamo a dare loro una nuova vita.

Il vostro progetto ruota intorno alla formazione e all’istruzione. Come hanno reagito le donne?

Le donne che abbiamo coinvolto in questa iniziativa hanno reagito nel migliore dei modi: erano assolutamente entusiaste all’idea di cominciare a imparare. Inizialmente erano un po’ perplesse all’idea di spostarsi dai loro villaggi, ma adesso hanno acquisito maggiore fiducia in se stesse e hanno acquisito nuove abilità.

Avete ricevuto aiuto dal governo?

Per il momento no, ma speriamo di poter arrivare a coinvolgere in questo progetto anche le istituzioni. Per il momento ci stiamo lavorando…

Quando avete realizzato che la vostra fondazione poteva fare la differenza?

Non appena abbiamo capito che, per queste donne, una volta superato un certo importo, i calcoli diventavano troppo difficili. E non è difficili comprendere il perché: non hanno mai posseduto niente. Ad occuparsi di loro, sono prima i padri e poi i mariti! Circa 6 mesi fa, mentre eravamo nel bel mezzo della consegna della collezione, Hayat, capo di un folto gruppo di donne, è venuta in ufficio per essere pagata. Eravamo impegnati e lei aveva fatto molte borse quel periodo. Quindi, quando si è trattato di pagarla, si è rivelato piuttosto difficile perché non riusciva a capire come funzionano le cifre. Abbiamo dovuto contare e ricontare i soldi insieme almeno cinque volte.

E così avete piantato un piccolo seme per l’empowerment femminile nella vostra terra…

In Marocco, il 40% delle donne è analfabeta. Significa molto per me pensare di aver dato il mio contributo nel ridurre questa ingiustizia, migliorando la condizione di vita delle donne.

 

Come avete costruito la squadra che lavora per la Fondazione?

Attraverso uno dei sistemi più antichi e collaudati del mondo: il passaparola. A lavorare per Food Bag Foudation sono sorelle, vicine, amiche…

Raccontaci un momento emozionante di questo progetto

Ogni volta che proviamo un nuovo disegno e ci sembra bellissimo è un momento emozionante, per noi e per le nostre lavoratrici. Comunque, i momenti indimenticabili sono moltissimi… e vedere un lavoro concluso ci rende sempre felici.

Momenti di crisi?

A un certo punto abbiamo avuto difficoltà a trovare le donne che fossero in grado di realizzare le borse, con decorazioni più complesse. A metterci in contatto con la persona giusta è stata Fatima, una tessitrice di pelli che ha lavorato a lungo con noi. Ci siamo recati in un villaggio e abbiamo incontrato un gruppo di donne davvero intraprendenti, in grado di aff rontare la sfi da. Tutto sembrava fi lare liscio, ma quando sono tornata al villaggio, accompagnata da Daren, mio marito e socio, abbiamo trovato porte e finestre sprangate. Ci abbiamo messo un po’ per capire che si nascondevano da lui, uomo e straniero. Questa Fondazione vuole dare potere a queste donne, offrendo loro gli strumenti per pensare e difendersi da sole.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Continuare a far crescere la Fondazione e far sì che sempre più donne e ragazze imparino a leggere e a scrivere. Attualmente sono solo tre i villaggi coinvolti nel progetto, ma voglio sognare in grande.

 

 

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